Gavino Ledda: «Apro a Siligo la mia scuola basata sulla parola elettromagnetica»

Lo scrittore: nei luoghi di «Padre padrone» né prof deportati né presidi-podestà come nella riforma Renzi. Grazie ai lettori sarà acquisita la casa dei genitori: “predicazioni” qui e nell'orto botanico
di Pier Giorgio Pinna

Casa Gavino Ledda
Gavino Ledda nel suo orto botanico a Siligo

SILIGO. «Docenti costretti a emigrare e prèsidi-podestà? Questa riforma fatta approvare da Renzi è follia, un vero obbrobrio. Abbiamo bisogno di cose diverse: come la mia scuola dalla parola elettromagnetica». Gavino Ledda non nasconde il fastidio. Soprattutto per quel che gli sembra «il parto di un premier che resta un sindaco presuntuoso pronto a creare un caos culturale obbligando i professori alla deportazione». E così l’autore di Padre padrone, pubblicato da Feltrinelli esattamente 40 anni fa, preferisce parlare di come darà vita ai corsi nel suo paese. Lezioni e predicazione, come dice lui stesso, tra la casa dove i genitori hanno vissuto sin quasi alla soglia del secolo, il suo orto botanico alle porte di Siligo e i luoghi di Baddhevrùstana dove facendo il pastore ha trascorso infanzia e adolescenza.

Come sarà articolata l’intera iniziativa?
«In tre momenti diversi e successivi. Prima è necessario acquisire in toto la casa di famiglia. Paterna e materna. Perché è giusto che i miei genitori siano ricordati entrambi. È proprio in questa stanza, su questo letto matrimoniale, che sono nato da mia madre, la dolcissima Mintòi, Maria Antonietta».

In che modo sarà possibile raggiungere questo risultato?
«Io posseggo già parte del bene, per via ereditaria. Mi sono impegnato a rilevare il resto. E dopo che ho rivolto un appello alla Regione, rimasto del tutto inascoltato sin dai tempi nei quali si parlava della possibilità di salvare le terre di Baddhevrùstana, è stata costituita un’associazione per portare a termine l’acquisto finale. Grazie alle donazioni-contributo dei miei lettori ma anche di artisti, industriali, mecenati e operatori economici credo sarà possibile raggiungere l’obiettivo».

E poi che succederà?
«Beh, dovremo fare qualche lavoro all’interno per consentire di creare aule e spazi adeguati, rinnovare gli arredi. Interventi che saranno comunque allargati in un percorso ideale all’ambiente esterno. A cominciare dal mio orto botanico, poco lontano da qui, lungo la strada che porta alla Carlo Felice».

Lei ricorre spesso a immagini figurate: come si chiamerà la sua scuola?
«Eurèna, che significa Europa. Ma non la definirei scuola in senso stretto, piuttosto Ara dell’arte. E a ogni modo voglio fare subito una puntualizzazione. Io conto di svolgere qui la mia attività spero finché compirò 90 anni e forse di più... del resto i miei genitori sono vissuti tutti e due sino a 99. Dopo questo periodo d’insegnamento, però, lascerò tutto ai lettori».

Gavino Ledda: «Salvate i luoghi di Padre padrone»

Siligo. Lo scrittore chiede a Pigliaru di realizzare a Siligo il museo della pastorizia. «Rilevi Baddhevrùstana e la casa di Abramo, io donerò il mio orto botanico» (video Ivan Nuvoli)


Ma in che maniera si svolgeranno le cose?
«Ci sarà un insegnamento diretto da parte mia. La prima funzione sarà raccontare la genesi della parola. Un insegnamento tuttiverso: supereremo l’idea di università e lasceremo spazio alla nuova parola elettromagnetica»

Concetti complessi: che cosa intende più precisamente?

«Immaginiamo che Leonardo da Vinci sia qui e faccia per tre anni lezione in Eurèna. Partendo anche dai suoi insegnamenti, io voglio superare le teorie de filosofi greci per inventare una nuova forma di comunicazione che tenga conto della scienza e dell’apporto dato alla comprensione dei fenomeni dalla Teoria della relatività di Einstein».

Già, ma sul piano pratico che cosa vuol dire?
«Da Euclide siamo passati a Einstein. Il dato di riferimento della mia scrittura non sono più le 3 dimensioni fisiche tradizionali: lunghezza, larghezza, altezza. Siamo passati a 4. Un numero che tiene conto, come ci ha insegnato nel Novecento questo genio della fisica, del tempo e della sua relatività. Concetti che uso cercando di trovare un tempo per le mie parole».

Un insegnamento a tutto campo...
«Non solo: completamente nuovo. Nella comunicazione dobbiamo utilizzare quel che viene detto su luce, suono, magnetismo biologia e molto altro ancora: basarci su ogni espressione della scienza, insomma».

Discorso che resta difficile da capire da parte di tutti.
«Proprio perciò c’è bisogno della mia iniziativa. Non è tanto la gente che dev’essere pronta a recepire questi messaggi, devo essere pronto io a fornirglieli. Calliope, la musa della poesia, si è bevuta tutto lo scibile umano, è diventata elettromagnetica. E io, Gavino Ledda, adesso sono preparato a dare le spiegazioni necessarie per superare una scuola ferma al periodo che ha preceduto la rivoluzione di Einstein».

E diversa da quella pensata dal ministro Giannini, c’è il tanto da immaginare
«Per carità. Mi arrabbio subito se penso che molti insegnanti sardi dovranno fare le valigie e che qui arriveranno professori che non sanno nulla dell’isola, non conoscono né le realtà locali né lanostra lingua. È quasi meglio non parlarne».

Che cosa pensano a Siligo delle sue idee?
«Vedo interesse, specie da parte del sindaco. Ma il paese non è più unito dai tempi della battaglia contro le cave e la tutela di Monte Santo e Baddhevrùstana. All’epoca, nel 2005, qualcuno sparò una fucilata sulla porta di casa mia: avevo denunciato la minaccia di altri scempi dopo gli sventramenti a Pischina Niedda. Ma oggi come ieri l’acqua, la terra e l’arte restano il nostro futuro: meglio non dimenticarlo».

A ben vedere, più in generale, il rapporto con suo padre si rinnova attraverso quest’ultima iniziativa: è così?
«In maniera inconsapevole, con il suo egoismo Abramo mi ha sottratto a una scuola fascista. Poi io stesso, coltivando il mio egoismo, ho studiato. Ma in definitiva è stato proprio lui a fare in modo che diventassi quello sono oggi».

(http://lanuovasardegna.gelocal.it, , mercoledì 18 novembre 2015 )


nuova sardegna

Quel miele piace a Gavino Ledda

Lo scrittore di Padre padrone è un grande sostenitore della produzione a Monti

Miele Gavino Ledda

OLBIA. Il miele amaro di Monti ha fatto breccia nei gusti dello scrittore Gavino Ledda. L’autore di “Padre padrone” è impegnato da tempo nella raccolta di fondi per acquistare la casa natale che, dopo la morte del padre Abramo e della madre Mintoi, rischia di andare perduta. Ledda da anni frequenta Monti: giorni fa è stato ospite degli amici dell’azienda Corda-Cosseddu che gli riforniscono l'eccellente nettare. Personaggio autentico, apprezzato per gli studi sulla cultura sarda di cui non condivide "sa limba comuna", mostra un ancestrale attaccamento alle radici della tradizione contadina, quando, nel passato, "sos casiddajos" allevavano le api con metodi rustici ed empirici ereditati dagli avi che producevano miele amaro e abbamele. In quest'ultima circostanza Gavino Ledda ha scoperto che gli amici montini, sono stati prescelti, con altre aziende isolane, da un gruppo di ricercatori delle università sarde, per sperimentare alcuni campioni di miele amaro. Alla luce degli ultimi studi portati avanti da diverse università medio-orientali, infatti, il miele prodotto dalle api proveniente dalla pianta Manduka, originaria della Nuova Zelanda, riuscirebbe ad inibire diverse cellule tumorali, come quelle al seno, al colon e alla pelle. Viste le straordinarie affinità organolettiche, con il nostro miele amaro, i riceratori sperano, al termine della sperimentazione di trovare le stesse potenzialità del miele ricavato dalla Manduka. Se i risultati fossero positivi, per il miele amaro sardo, si aprirebbero nuove ed interessanti prospettive.(g.m.)

(http://lanuovasardegna.gelocal.it, giovedì 29 ottobre 2015 )


Una serata speciale per Gavino Ledda

Alla “Terrazza sul cielo” l’Acit ha messo insieme gli artisti solidali per raccogliere fondi e salvare la casa dello scrittore

terrazza sul cielo

OLBIA. Una iniziativa a favore di Gavino Ledda ha inaugurato sabato la “Terrazza sul cielo”, il nuovo spazio culturale dell’Acit, l'Associazione culturale italo tedesca. L'obiettivo era quello di raccogliere fondi per acquisire la casa natale di Gavino Ledda che, dopo la morte del patriarca Abramo e di Mintoi, mamma dello scrittore di Siligo, rischia di andare perduta. Per sostenere questa iniziativa l'Acit ha organizzato l’evento e chiamato a raccolta altre associazioni attive a Olbia come l'Officina Creativa, l'Archivio Mario Cervo, gli Argonauti. Presente anche il Coro Polifonico di Olbia che con la sua esibizione ha fatto vivere ai numerosi presenti uno dei momenti più belli della serata. Insieme a Gavino Ledda, erano presenti gli artisti solidali Priamo Pinna, Sergio Milani, Francesca Ricci, Gianni Polinas, Christian Schuetz, Giuseppe Marras, Paola Monne, Pasqualina Biancu, che hanno portato le loro opere. Il ricavato della vendita è stato ottimo, e verrà devoluto interamente alla casa natale di Ledda. Nella serata c’è stata anche il recital di letture di passi dei libri “Padre padrone” e “Lingua di Falce” da parte di Cristina Ricci, presidente di Acit, e di Tino Scucugia, Nicolò Columbanoe Bruna Sassu . La stessa Cristina Ricci si è detta molto soddisfatta dell’iniziativa. «Abbiamo inaugurato questo spazio nel mondo migliore – ha detto – sostenendo Gavino Ledda, un uomo importantissimo nella cultura sarda e mondiale».
Molto soddisfatto Gavino Ledda che ha concluso la serata con una lezione sulla parola pluridimiensionale. «A parte il rammarico di aver trovato una città in ginocchio, a cui auguro di rialzarsi al più presto – ha detto – , noi tutti abbiamo cantato e letto sulla Terrazza sul cielo, anche per Olbia. La serata si è svolta felicemente grazie alla concertazione delle associazioni e degli amici e degli artisti solidali che mi hanno dimostrato ulteriormente la consistenza della causa “Salviamo la casa di Padre padrone”».
Poi lo scrittore di Siligo ha aggiunto: «A prescindere dalla mia nuova parola pluridimensionale che ormai deve tempestare il mondo, la lettura e i canti di Brahms e Mendelssohn a commento, mi hanno dimostrato che Padre padrone e Lingua di falce sono purtroppo più vivi che mai, soprattutto di fronte all'orizzonte di Olbia alluvionata, incubo che speriamo non si ripeta mai più. Tutti sanno che Olbia significa etimologicamente "felicità", ma questa non sarà possibile fin quando la Sfinge mangia 19 uomini in una sola volta non sarà fugata definitivamente».

(http://lanuovasardegna.gelocal.it, lunedì 5 ottobre 2015 )


Acit, alla Terrazza sul cielo l’incontro con Gavino Ledda

OLBIA. Oggi l’incontro tra Gavino Ledda e gli artisti solidali. L'appuntamento è alle 17 alla “Terrazza sul cielo”, nuovo spazio culturale dell'Acit, l'Associazione culturale italo tedesca che...

OLBIA. Oggi l’incontro tra Gavino Ledda e gli artisti solidali. L'appuntamento è alle 17 alla “Terrazza sul cielo”, nuovo spazio culturale dell'Acit, l'Associazione culturale italo tedesca che promuove l'iniziativa. L'obiettivo è raccogliere fondi per acquisire la casa natale di Gavino Ledda che, dopo la morte del patriarca Abramo e di Mintoi, mamma dello scrittore di Siligo, rischia di andare perduta. Per sostenere questa iniziativa l'Acit ha organizzato l'evento nella sua sede di via Pinturicchio e ha subito ricevuto la solidarietà di altre associazioni attive a Olbia: l'Officina Creativa, l'Archivio Mario Cervo, la Cisl. Insieme a Gavino Ledda, autore di Padre padrone, di cui quest'anno ricorrono i 40 anni dalla pubblicazione, saranno presenti gli artisti solidali, che esporranno alcune loro opere. Il ricavato della vendita verrà devoluto interamente alla casa natale di Ledda. Saranno presenti all'evento personalità del mondo della cultura tedesca, la regista e giornalista Ulrike Becker, e l'editore di Modoverlag Dieter Weber, entrambi ammiratori di Gavino Ledda.

(http://lanuovasardegna.gelocal.it, sabato 3 ottobre 2015 )